Cos’è il talento ?

Tra le attività che i bambini svolgono all’asilo ci sono il disegno, il pitturare, il colorare, e queste continuano anche nei primi anni delle scuole elementari. Ebbene, devo ammetterlo, io proprio non ci sapevo fare col disegno. Ogni volta che facevo una casa, nessuno capiva che era una casa: tutti pensavano che fosse una freccia. Perché gli altri non riuscivano a vedere quello che per me era ovvio? Eppure quando poi guardavo i disegni degli altri bimbi, notavo che le loro case erano diverse dalle mie. E anche i loro alberi e le loro nuvole, i loro soli e i loro fiori. Così capii ben presto che ero negata per il disegno; per quanto ci provassi non riuscivo ad esprimere con le immagini quello che avevo dentro la testa. Questo mi rattristò parecchio a suo tempo.

Il mio fratello maggiore, Mariano, invece, aveva un dono naturale per il disegno. Poteva rappresentare qualsiasi cosa, dagli animali, alle nature morte, ai paesaggi, perfino robe astratte. L’immagine nella copertina del mio libro Un Patto con una Sconosciuta è tratta da un quadro che ha dipinto per me come regalo di nozze. Mariano, tuttavia, da piccolo aveva difficoltà a fare i compiti di italiano, gli capitava di fare errori di ortografia, grammaticali, e fare i riassunti non era il suo forte. Così ci mettemmo d’accordo: durante l’ora dei compiti ci scambiavamo i quaderni: lui faceva i miei disegni, io facevo i suoi compiti di italiano.

Sono passati molti anni dalle scuole elementari e di tanto in tanto ho praticato vari hobby. Ho sempre creduto che nella vita fosse importante identificare quali fossero i nostri talenti e usarli al meglio. A volte però la vita ci imbroglia, perché spesso non siamo così bravi a fare le cose che ci piace fare. Esempio classico il mio fallimento al disegno.

Nel mio vecchio blog ho parlato del fatto che adoravo suonare la chitarra elettrica, in particolare l’hard rock. Ho suonato in un gruppo per parecchi anni, sono andata a lezioni regolarmente, eppure non ho mai avuto l’impressione di migliorare un granché come musicista. Come mai? Forse non avevo quel dono naturale. Ripensavo al fatto che quando si trattava di imparare una nuova canzone, dovevo  provare e riprovare parecchie volte prima di saperla suonare bene. E una volta che la imparavo, poi dovevo fare pratica di continuo, sennò poi me la dimenticavo. Pratica, pratica, pratica, diceva il mio insegnante di musica. Ma se faccio il paragone coi miei amici del gruppo rock, quando decidevamo di fare una nuova canzone insieme, loro prendevano il loro strumento, ci giocherellavano un pochino et voilà!  sapevano subito suonarla. Un’altra cosa che loro sapevano fare era improvvisare qualsiasi pezzo musicale, ebbene, io non riuscivo mica a farlo così facilmente. Posso dire che loro avevano talento e io no? Probabilmente.

Quello che è interessante è che quando si tratta di scrivere libri, non faccio mica tutta questa fatica, perlomeno non quanto faticavo per imparare una nuova canzone degli
AC-DC! Di solito mi siedo alla tastiera e scrivo. Le parole fluiscono liberamente e, di sicuro, devo tornare indietro e tagliare, correggere, aggiustare, riscrivere, ma non mi sembra un lavoro arduo, tutt’altro, è un piacere. Sembra facile e naturale.

Spesso associamo la parola ‘talento’ all’arte, fare dei film, musica, scultura, ecc, e guardando nei vari dizionari ho trovato diverse definizioni, ma quella che più mi sembrata accurata è questa: “abilità innata nel fare qualcosa”.

Ritengo che tutti, e ribadisco, tutti, abbiano talento.  Ognuno di noi ha delle doti naturali, è che spesso non pensiamo a queste qualità come dei talenti. Per esempio, fra le mie amiche ho: due che sanno fare delle torte fantastiche, una che sa organizzare meeting e conferenze internazionali senza che vada mai niente storto, una che scrive commedie in sardo, una che insegna a ragazzi disabili a giocare a rugby, una che dopo aver pulito la casa riesce a farla luccicare, una che fa volontariato per il telefono azzurro, e una mamma che fa le lasagne più buone del mondo.

Questi sono solo alcuni esempi di doti naturali. Quali sono i vostri talenti?

 

image courtesy of: www.flower-images.net

9 commenti su “Cos’è il talento ?”

  1. Bella domanda! Mica facile rispondere così su due piedi. Questa di raccontare storie è una cosa che ho sempre avuto, e non so se si possa parlare di talento. Credo la difficoltà vera sia quella di tirare fuori la propria indole, tra ostacoli, pregiudizi e aspettative che ci comprimono nel quotidiano. Ma far passare qualche cosa che posso saper fare un po’ meglio di altri per talento mi sembra troppo: ma se è la capacità di esprimere se stessi, allora sì!

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    • Interessante, Francesco. Cosa c’è di male ad ammettere di saper fare qualcosa meglio di altri e chiamarla talento? Forse diamo troppo importanza a questa parola 🙂
      La capacità di esprimere se stessi non è da poco, sopratutto quando si è vincolati da fattori limitanti, sia imposti da altri che da noi stessi. E se il riuscire a liberarsi da tali imposizioni e potersi esprimere liberamente fosse di per sé un talento? Mi piace questa tua considerazione. Quello è il primo passo per liberare poi gli altri talenti…

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  2. Fantastico post, Martina!
    Perfetta la definizione che hai trovato di talento.
    Se ognuno valorizzasse il suo talento, di qualsiasi talento si tratti, vivremmo tutti più felici. Meno facce grigie, meno nervosismi o modi sgarbati. Qualsiasi lavoro richiede un talento e impegnarsi a farlo al meglio, ed essere contenti dei risultati, rende più felici.
    Parlerei anche delle scuole, che poco coltivano i talenti dei bambini, ma questo richiederebbe un post a parte.
    Ho scritto già da qualche altra parte, che quando ero ragazza ci ho messo molto a capire quale fosse il mio ‘talento’. Le strade ben tracciate e regolari non sono mai state il mio forte. Così mi sono iscritta alla facoltà di architettura e poi a quella di lettere, ho fatto un corso per stilista, ho lavorato come segretaria, ho aperto una minuscola casa editrice per pochissimo tempo, ho lavorato come giornalista… e non so che altro. Poi ho capito che le vite che immaginavo (e che finivano inevitabilmente per deludermi) non erano le mie, ma quelle di personaggi che attraverso la mia scrittura chiedevano di esistere.
    Con molto pudore ho cominciato così a dedicarmi alla scrittura. E a studiare per migliorarmi. Lo faccio da anni e non c’è mai un punto di arrivo. Il talento, qualsiasi talento, va coltivato. O appassisce.
    Vorrei poter dire che ho talento anche con le lasagne, ma mentirei. Però faccio un discreto Tiramisù. E magari, nei prossimi anni, scoprirò di avere qualche altro talento. Non è mai troppo tardi.

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    • Molto interessanti i tuoi commenti, Giulia.
      D’accordissimo sul fatto che la scuola dovrebbe dare la massima importanza ai talenti dei bambini. (Dando per scontato che naturalmente i primi sono i genitori).

      Sono contenta di leggere che, anche se il percorso è stato tortuoso, in qualche modo hai trovato il tuo talento, Giulia. E come dici tu, ogni talento va coltivato, e penso che quando non si fa, qualcosa dentro di noi muore.

      Sono sicura che ci sono anche altri tuoi talenti che non si sono ancora rivelati, ma nel frattempo, appena avrò l’occasione, voglio assaggiare il tuo tiramisù

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  3. Dimenticavo. Ho anche un gran talento nel trovare animali che hanno bisogno di cure e di cibo. E un talento nell’aiutarli (sono arrivata così a quota nove gatti)
    Scherzando, dicevo sempre a mia mamma (dalla quale ho ereditato questo talento): non so se mi guadagnerò mai il paradiso degli umani, ma quello dei gatti di sicuro me lo sono già guadagnato.

    Lo so. Mi sono dilungata troppo!!!! (ma questo post è molto molto invitante)

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  4. Il mio problema DA SEMPRE è che io riesco a fare tutto senza eccellere in niente. A scuola ero brava in qualsiasi materia e non facevo fatica a studiare, ho sempre avuto ottimi voti e scegliere una strada è stato difficile. Ma anche i lavori manuali non mi hanno mai dato problemi, ho imparato da sola a ricamare, lavorare a maglia, dipingere, cucinare, l’inglese e il francese … Le uniche cose per cui sono sempre stata veramente negata sono la musica e la medicina. Ho scelto di fare l’architetto, perchè amavo l’arte e la bellezza e perchè fin da piccola sognavo di ristrutturare case … ma non ne ho ricavato le soddisfazioni che pensavo. Oggi ho capito che mio vero talento è proprio l’adattabilità, ma ancora non so come sfruttarlo per essere felice.

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    • L’adattabilità è un talento fantastico, Claudia. Non tutti la possiedono, e anche chi ce l’ha, magari la possiede in dosi limitate. Tra l’altro questa capacità di fare tutto bene (anche se non in maniera eccellente) è semplicemente favolosa, perchè ti consente di cavartela in tutte le situazioni. Potessi dire la stessa cosa di me!

      Sai, chissà che fra le doti menzionate non ce ne sia davvero qualcuna nella quale tu sia eccezionale, e forse non te ne sei accorta, oppure è possibile che non abbia ancora scoperto il tuo vero talento. Spesso le nostre qualità migliori vengono fuori in situazioni inaspettate, anche estreme, e magari rimarrai piacevolmente sorpresa. Ce lo dovrai raccontare quando questo avviene…

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  5. Martina aveva un raro talento fin dall’infanzia. Come per magia, riusciva ad addomesticare, più che gli animali di casa, i cuori della gente che frequentavano la casa. Era una cantastorie, una fabbricatrice di sogni, che ricamava proprio nella fantasia di chi ascoltava. Aveva anche il talento della leadership che si è portata avanti negli anni,senza perdere, nonostante sia una business woman in pantofole. Non c’è bisogno di aggiungere che a talento aggiungeva talento. Riusciva a comandarti a bacchetta, con grazia, facendola passare per una richiesta e mai un’imposizione 🙂 Più che un talento quello era l’arte della diplomazia. La sua acutezza di ingegno ha poi fatto il resto.

    I talenti…che bella cosa…se li sapessimo scoprire tutti e valorizzare.

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