Quando i falsi amici ti mettono nei guai

No. Non intendo parlare di persone. Anche se ho avuto degli amici che non si sono dimostrati leali, di loro posso parlare in un altra occasione. Oggi voglio parlare di quelle parole o quei modi di dire che sembrano simili in lingue diverse, eppure hanno significati totalmente differenti. Si chiamano ‘falsi amici’.

Immaginate di essere in un Paese straniero. State imparando la lingua di quel Paese e chiaramente non sapete tutto. Ciò che aiuta in qualsiasi situazione, quando non si conoscono le parole necessarie, è il contesto e le parole simili tra il nuovo idioma e la lingua madre.

Queste somiglianze ti salvano la vita. Ce ne sono parecchie fra lo spagnolo e l’italiano, oppure tra il francese e l’italiano. Ma quando si tratta dell’inglese e dell’italiano, bisogna stare più attenti, perché qualche volta ti possono complicare la vita.

La prima volta che sono venuta in Inghilterra avevo 17 anni. Era estate e il tempo a Londra non era particolarmente soleggiato. Non mi portavo il dizionario dietro perché avevo deciso che volevo imparare le nuove parole dal contesto in cui mi trovavo. Quindi, mentre passeggiavo per la metropoli, insieme alla mia amica che non parlava l’inglese, mi capitava di vedere spesso delle vetrine con scritto “Estate Agents”. Capivo la parola agents, in quanto simile all’italiano.  Ma la parola estate mi lasciava perplessa. Nella vetrina si vedevano le foto di case e appartamenti, e pensavo “questi qua vendono case che hanno a che fare con l’estate, alcune hanno i giardini, altri sono appartamenti. Venderanno case per le vacanze, in posti soleggiati?” Ebbene, non ero molto lontana. Estate Agents vuol dire Agenzia Immobiliare, l’unica differenza è che vendevano case, punto. Non solo per l’estate.

Il mio primo capo a Londra si chiamava Giancarlo, era spesso di cattivo umore e molto stressato. Io condividevo l’ufficio con Tony, un signore irlandese molto simpatico, che spesso mi insegnava nuove parole in inglese. Una mattina mi disse che Giancarlo era miserable. Io ho subito pensato alla parola miserabile in italiano, e ho cominciato a dibattere con Tony per mezz’ora, dicendogli che uno che guidava una Mercedes e indossava abiti di Armani era tutto tranne un miserabile. Finché non mi sono resa conto che non stavamo parlando della stessa cosa, e armata di dizionario ho poi capito che miserable in quel contesto significava di pessimo umore, deprimente.

Quello che mi ha confuso di più in inglese è l’uso delle parole sensitive e sensible. Sono un doppio colpo. Se pensate che sensible significa sensato e non sensibile. E invece sensitive significa sensibile o anche permaloso. Quindi  potete solo immaginare che sforzo immane ho dovuto fare per capire il mio capo, la volta che mi ha detto: “Dr X è molto sensitive (sensibile) riguardo a questi  documenti. Dobbiamo essere sensible (sensati) nel modo in cui li trattiamo. Bisogna tenerli sotto chiave.” Ho capito che si trattava di roba confidenziale che certo non andava fotocopiata e distribuita al resto del dipartimento, ma la sottigliezza del sensitive e sensible mi è, almeno all’epoca, scivolata sopra il capo.

Forse, però, il più triste malinteso di tutti l’ho avuto coi bidoni della spazzatura di Londra, dove la scritta “Litter” somigliava troppo alla parola “Lettere”. Ho semplicemente dato per scontato che lì dento ci andavano le cartoline e la corrispondenza. Dopotutto erano troppo lucidi e belli per esseri bidoni della spazzatura. Ho spedito parecchie cartoline dalla bella Londra per la Sardegna, e non sono mai arrivate a destinazione. A suo tempo ho dato la colpa alle poste italiane, ma poi ho capito che ero io quella lenta.

Avete mai frainteso delle parole o espressioni, sia nella vostra lingua oppure in un’altra? Mi piacerebbe sentire le vostre esperienze.

 

image courtesy of esi.info

7 commenti su “Quando i falsi amici ti mettono nei guai”

  1. Come sempre, post carinissimo, cara Martina. Divertente soprattutto la storia dei bidoni!. Mi spiace solo per i destinatari delle tue cartoline, che saranno stati molto delusi dai tuoi silenzi.
    Per quanto riguarda i ‘falsi amici’ me ne viene subito in mente uno, anche se la vittima dell’inganno in questo caso non sono stata io, ma una signora un po’ superba, amica di famiglia, che si vantava di conoscere molto bene l’inglese e che con nonchalance, all’interno di una conversazione di cui non ricordo molto altro ha detto: “of course”. Per poi spiegare subito dopo: “insomma, ‘di corsa’”
    Ma visto il livello del mio inglese credo di dover fare ancora conoscenza con molti ‘falsi amici’. Anch’io.

    Rispondi
    • Mi ha fatto sorridere il tuo commento, perché quando ero alle superiori spesso usavamo proprio l’espressione ‘of course’ per dire ‘di corsa’ nel senso di fare qualcosa in fretta, a mo’ di scherzo. Quindi me l’hai fatta ricordare…

      In effetti è quasi imbarazzante vedere chi crede di sapere tanto fare brutte figure come questa, ci rimani male quasi per loro.
      L’umiltà è fondamentale, sempre; non dobbiamo dimenticarci mai che abbiamo sempre qualcosa da imparare 🙂

      Rispondi
  2. Il “falso amico” che ricordo con più imbarazzo risale ai tempi del liceo. Dovevamo tradurre un brano in latino e arrivata a “monstrum” ho dato per scontato che volesse dire mostruoso. Peccato che volesse dire meraviglioso, così ho completamente stravolto il senso della versione con le immaginabili conseguenze. Per quanto riguarda l’inglese, per testare se una persona millanta la sua conoscenza, di solito uso “terrific” . È molto divertente 😉

    Rispondi
    • Bellissima questa di “monstrum”. Non la sapevo proprio, e ho imparato una cosa nuova 🙂

      La parola “terrific” è una di quelle che ti coglie a tradimento, e simile a lei in inglese c’è “tremendous”. Bisogna stare davvero attenti…

      Rispondi
  3. Azzeccato l’esempio di terrific! Bello l’episodio delle cartoline nel bidone della spazzatura. Anche io ho avuto la stessa difficolta’ con sensitive e sensible all’inizio. Se dovessero venirmi alla mente altri “falsi amici” te lo faro’ sapere!

    Rispondi
  4. La mia prima volta a Londra ho fatto la tua stessa esperienza del bidone, scambiato per la buca delle lettere. Purtroppo però la corrispondenza da spedire non era la mia, ma della mia coinquilina. Tipina abbastanza particolare. Mi sono dovuta inventare una storia tragicomica per rimediare. Le dissi che mentre uscivo dal Burger King qualcuno mi aveva scippato…Non ho più detto bugie, le odio!

    In quella stessa estate a Londra, ricordo di aver fatto alcuni pasticci con le parole. Ero al concerto dei Pink Floyd nello stadio di Wembley. Un concerto spettacolare, fatto di mille luci, coreografie, animali che galleggiavano nell’aria, ecc. Ad un certo punto spuntarono un sacco di mucche che invasero il campo. Ed io, colta dall’eccitazione esclamai con il mio inglese molto ingenuo: “look at the cows!” La mia amica inglese capì “look at the chaos”. Visto che la pronuncia era abbastanza simile, e mi chese “where? I don’t see any chaos…” Ma io volevo intendere ben altro.

    Lo stesso problema di pronuncia in un’altro contesto,ma sempre in quella memorabile estate 1988. Parlavo con un’amica inglese e invece di informarla che le navi erano in sciopero, le dissi che le pecore avevano iniziato a scioperare. Questo perchè ship e sheep si rassomigliano. Potrei scrivere il libro dei fraintendimenti…Io infatti, con l’inglese, ho sempre fatto a botte!

    Rispondi
    • Che ridere! Allora non sono stata l’unica a spedire le lettere dentro un bidone della spazzatura, questo mi consola.

      Quella delle mucche e del caos – molto divertente e lo stesso quella delle pecore in sciopero 🙂

      Rispondi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.